metodo

Memoreto lavora sulla soglia, nei momenti di transizione in cui persone, organizzazioni e territori devono fare i conti con la propria identità, trasmetterla o trasformarla.

Ho una formazione teatrale. Nel 2005 mi sono diplomata in regia presso la Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e ho co-fondato una compagnia teatrale che aveva il confine fisico, geografico e culturale come oggetto d’indagine.

Ho poi approfondito il legame tra creatività, narrazione e organizzazione frequentando un master in antropologia organizzativa.

Da questo incorcio è nato il metodo di Memoreto.

Non porto all’interno delle organizzazioni il teatro come linguaggio artistico aggiuntivo. Lo uso per far emergere quello che le parole ordinarie non riescono a nominare.


Il metodo si muove su quattro assi in sequenza.

Non sono fasi rigide, sono movimenti che si ripetono e si intrecciano nel processo.

  1. Maieutica
    Faccio emergere quello che è già lì, nelle persone, negli archivi, nei luoghi. Non porto risposte preconfezionate. Creo le condizioni perché ciascuno trovi le proprie risorse e le riconosca come tali.
  2. Drammaturgia
    Mappo le tensioni, cerco i conflitti generativi, identifico il minimo comune biografico, l’elemento irriducibile che accomuna persone e organizzazioni diverse, l’innesco che trasforma un partenariato formale in una rete con un immaginario condiviso, capace di generare impatto nel tempo.
  3. Regia
    Creo le condizioni perché immaginari e vissuti diversi convergano su di una storia che prima non esisteva. Il regista non scrive il testo, non recita, non costruisce la scenografia. Tiene insieme tutto, tensioni, visioni e resistenze. Apre un tempo e un luogo d’ascolto profondo in cui qualcosa di nuovo diventa possibile.
  4. Narrazione
    Restituisco tutto il percorso in una forma viva, accessibile, condivisibile. Capace di parlare al presente e aprire orizzonti sul futuro. Una storia made in Moemoreto non è né storytelling, né marketing, piuttosto una infrastruttura democratica. Un dispositivo narrativo capace di reggere il peso di una comunità, di un partenariato, di un territorio.

Il metodo si applica a contesti molto diversi, con una caratteristica in comune: sono momenti di soglia.

Il passaggio generazionale in un’azienda familiare. La costruzione di un partenariato per un bando culturale. La riattivazione di un archivio familiare o aziendale, la riattivazione di uno spazio dismesso. La mappatura di una comunità che vuole raccontarsi. La trasmissione di una memoria che rischia di perdersi.

In tutti questi contesti, la narrazione non è un accessorio, è piuttosto lo strumento che tiene insieme le persone e trasforma la transizione in risorsa.


Vuoi capire se e come possiamo lavorare insieme?

Scrivimi e ti ricontatterò il prima possibile. La prima conversazione esplorativa è gratuita. Serve a capire se c’è una storia da raccontare e come possiamo costruirla insieme.