Un metodo che unisce sguardo antropologico e tecnica drammaturgica per leggere ciò che tiene insieme persone, luoghi e organizzazioni.
Memoreto trasforma tracce di memoria e patrimonio immateriale in ecosistemi narrativi.
Nasce da una ricerca che attraversa generazioni familiari, teatro, scuola, organizzazioni e archivi storici e aziendali.
Provengo da una famiglia che ha sempre raccolto, raccontato, trascritto e tramandato molto delle proprie radici e del contesto attorno: storie, aneddoti, canti e fotografie. La memoria è sempre stata materia da mantenere viva ed attiva.
Il teatro è stata la prima vocazione professionale forte. Nel 2005 mi sono diplomata in regia alla Civica Scuola di Teatro Paolo Grassi e ho co-fondato Malabobora, una Compagnia che aveva il confine, fisico geografico e culturale, come oggetto d’indagine, curiosa di esplorare cosa succede alle persone e ali luoghi che vivono sulla soglia, sospesi tra mondi diversi.
Il lavoro sul confine mi ha portato ad un inevitabile confronto con le organizzazioni, luoghi dove i confini tra ruoli, culture e generazioni si attraversano ogni giorno. Ho approfondito questo ambito con un master in antropologia organizzativa.
Tra i contesti in cui ho lavorato di più, le scuole secondarie sono quelle che mi hanno restituito con più forza un bisogno: quello di epica, di eroi. Ho incontrato ragazzi capaci di appassionarsi all’Iliade, ai manga, ai calciatori, magari con un Che Guevara stampato sulla maglietta, senza sapere nulla della sua storia. Mi sono chiesta: dove sta l’epica del Novecento? Dove si nasconde?
Ho iniziato a cercarla negli archivi aziendali e familiari, tra le fotografie, nei documenti, nelle voci, negli oggetti, nelle storie che raccontano come siamo diventati ciò che siamo.
Da questo intreccio nascono la domanda che guida Memoreto e il metodo di lavoro:
“Come si trasforma un insieme di tracce in un racconto capace di portare alla luce come siamo diventati ciò che siamo e ciò che possiamo ancora diventare?”
Memoreto non parte mai da una storia già scritta. Inizia sempre dalle tracce e dal loro ascolto.
Fotografie, documenti, voci, oggetti, gesti, luoghi, archivi, ricordi individuali e memorie collettive sono materiali grezzi. Contengono storie, ma non sono ancora una narrazione.
Il lavoro di Memoreto consiste nel metterli in relazione, cercare ciò che li attraversa e dare loro una forma.
La drammaturgia è lo strumento con cui questa forma viene cercata.
Non aggiunge una storia alle tracce: cerca la storia che può emergere dalla loro relazione.
Memoreto si articola sempre in quattro movimenti. Non sono fasi rigide, né una procedura da applicare. Si intrecciano nel corso del lavoro, a partire dal contesto e dai materiali.
01 – Maieutica
Si parte dalle domande. Si ascolta ciò che le persone sanno, ricordano, raccontano e anche ciò che non riescono ancora a raccontare. Si cercano le tracce, le voci e i punti di vista. La domanda non conduce mai ad una risposta univoca; serve ad aprire un campo di ricerca.
02 – Drammaturgia
Si analizza il materiale raccolto. Si cercano ricorrenze, contraddizioni, assenze, tensioni, soglie, conflitti, alleanze e trasformazioni. La drammaturgia permette di passare dalla raccolta alla composizione, riconoscendo nel materiale una possibile struttura narrativa senza forzarla dentro un formato noto e una storia già conosciuta.
03 – Regia
Si costruiscono le condizioni perché le diverse tracce possano incontrarsi. Persone, memorie, luoghi, documenti e punti di vista entrano in relazione. La regia tiene insieme il processo, sceglie cosa mettere in primo piano e cosa lasciare sullo sfondo, crea tempi, spazi e dispositivi attraverso cui una narrazione condivisa può emergere e farsi viva.
04 – Narrazione
Ciò che è emerso trova la propria forma. Può diventare un racconto, un archivio narrativo, una mappa, un podcast, un laboratorio, una performance, un’installazione o un dispositivo ancora da inventare. La narrazione restituisce il percorso fatto e dà il via a nuove connessioni.
Per Memoreto la memoria non è soltanto ciò che una comunità, una famiglia o un’organizzazione decide di conservare. È anche ciò che continua ad agire nel presente: nei gesti, nei linguaggi, nei luoghi, nelle relazioni, nelle consuetudini, nei conflitti e nei racconti.
Per questo il patrimonio immateriale non è un repertorio da catalogare. È una materia viva da interrogare.
Il lavoro di Memoreto consiste nel portare alla luce queste tracce, metterle in relazione e costruire le condizioni perché possano generare nuove narrazioni.
È così che la memoria può diventare un dispositivo per attivare ecosistemi narrativi: reti di persone, luoghi, storie e possibilità che continuano a produrre senso anche oltre il progetto che le ha fatte emergere.
Il metodo cambia con il materiale La logica resta la stessa, ma ogni progetto è diverso.
Una famiglia porta fotografie, lettere, ricette, voci e ricordi. Un’organizzazione porta archivi, oggetti, documenti, rituali, linguaggi e memorie professionali. Un territorio porta luoghi, testimonianze, feste, mestieri, racconti, conflitti e trasformazioni. Una scuola porta domande, immaginari, corpi, linguaggi e generazioni.
Il metodo non uniforma questi materiali. Li ascolta per capire quale forma possono assumere di volta in volta.
Se ti incuriosisce da dove nasce tutto questo – il teatro, la scuola, gli archivi, una storia familiare in cui raccontare era già un modo di trasmettere – Tracce di Laura è il racconto esteso di quel percorso.
Se invece ti interessa capire più da vicino come si lavora concretamente – le carte, i dispositivi, i formati narrativi – trovi tutto negli Attrezzi del mestiere.
Se la tua storia – familiare, aziendale, territoriale – ha già cominciato a interrogarti e vuoi capire da dove potrebbe partire un lavoro con Memoreto, scrivimi. Anche solo per iniziare a nominare le prime tracce.
